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Relazione annuale sulla 194: l'aborto in Italia

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Meno aborti e più medici obiettori. Tutti i dati sull’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) in Italia
di Adele Sarno

Le donne italiane, comprese le minorenni, ricorrono sempre meno all'aborto. A praticare l'interruzione volontaria di gravidanza sono sempre più straniere. Aumenta anche il numero dei medici obiettori. Ecco i dati relativi al 2008 sull'IVG del Ministero.
Gli aborti continuano a diminuire. Le italiane ricorrono sempre meno all’interruzione volontaria di gravidanza, dimostrando in questo modo di non utilizzare l’IVG come strumento di pianificazione familiare. I dati contenuti nella Relazione annuale del ministro della Salute al Parlamento sull’attuazione della legge 194 confermano che il numero di aborti è diminuito ulteriormente: nel 2008 sono state effettuate 121.406 IVG (di cui circa 80 mila tra donne italiane), con un decremento del 4,1% rispetto al dato definitivo del 2007 (126.562 casi) e un decremento del 48,3% rispetto al 1982, anno in cui si è registrato il più alto ricorso all’IVG (234.801 casi). Inoltre, la percentuale di aborti ripetuti riscontrato in Italia è tra le più basse a livello internazionale.Bassa natalità e pochi aborti: procreazione responsabile.

I dati presentati al Parlamento dal sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella, sono incoraggianti e dimostrano come l’IVG in Italia presenta sostanziali differenze da quelli di altri paesi occidentali e in particolare europei, nei quali l’aborto è stato legalizzato. “Siamo in un paese a bassa natalità – si legge nella relazione del Ministero – ma anche basso ricorso all’IVG, dunque l’aborto non è utilizzato come metodo contraccettivo. Altri paesi (come Francia, Gran Bretagna e Svezia) hanno tassi di abortività più elevati a fronte di una contraccezione chimica più diffusa, e di un’attenzione accentuata verso l’educazione alla procreazione responsabile”. In generale, il tasso di abortività sembra collegarsi non soltanto ai classici fattori di prevenzione (educazione sessuale scolastica, educazione alla procreazione responsabile, diffusione dei metodi anticoncezionali, facilità di accesso alla contraccezione di emergenza), ma anche a fattori culturali più ampi, che per il ministero sono ancora da indagare.
 
Aborti in aumento tra le immigrate.
Rimane elevato, ed è comunque in aumento, il ricorso all’IVG da parte delle donne straniere, che seguono comportamenti differenti per nazionalità e cultura di provenienza, anche a causa dei diversi approcci e accessi alla procreazione responsabile e all’IVG nei paesi di origine. Il numero degli interventi effettuato da donne con cittadinanza estera raggiunge nel 2007 il 32.2% del totale delle IVG (nel 2006 la percentuale era stata 31.6%), mentre nel 1998 tale percentuale era del 10.1%. Le IVG effettuate da cittadine straniere nel 2007 sono state 40.224, di cui 21.717 di donne provenienti dai paesi dell’Europa dell’est, e 6.825 effettuate da donne residenti all’estero e che hanno deciso di venire ad abortire in Italia.

Diminuiscono le minorenni.
Nel 2007 il tasso di abortività tra minorenni è risultato pari a 4,8 per 1000 (4,9 nel 2006), inferiore a quello di altri paesi. Per donne con meno di 20 anni, ad esempio, il tasso di abortività nel 2007 in Italia è stato di 7,5 per 1000, contro il 25 per 1000 in Inghilterra nello stesso anno, il 16,4 in Francia nel 2006, il 20,5 negli Usa nel 2004.

Certificazioni più rapide ma i consultori funzionano poco.
La diminuzione dei tempi di attesa tra rilascio della certificazione ed intervento, e, il contemporaneo aumento della percentuale di personale obiettore, sembrano indicare che il livello dell’obiezione di coscienza non ha una diretta incidenza nel ricorso all’IVG. Il ricorso al Consultorio Familiare per la documentazione e la certificazione rimane ancora basso (37.2%), specialmente al Sud e Isole, anche se leggermente aumentato, in gran parte per il maggior ricorso ad esso da parte delle donne straniere.

Sette medici su dieci sono obiettori.
Aumenta l’obiezione di coscienza tra i medici italiani rispetto alle IVG: i ginecologi obiettori sono infatti passati dal 58% registrato nel 2005 al 70% del 2007, con punte superiori all’80% in Lazio, Campania, Sicilia e Basilicata.  

Aborti clandestini.
La stima degli aborti clandestini in Italia è pari a 15 mila casi, la maggior parte dei quali si riferisce all’Italia meridionale, ed è relativa all’anno 2005.

La Ru486 e la sperimentazione italiana.
L’immissione in commercio del farmaco non ha ancora ricevuto il via libera dall’Aifa*. Ma in Italia è stata autorizzata una sperimentazione in alcune regioni. Relativamente al 2007, su 563 IVG effettuate con metodo farmacologico, solo per una si è verificato un ricovero di due giorni. Le altre 562 sono state effettuate in regime di ricovero in day hospital come previsto dall’assessorato regionale. In 37 casi (6.6%) alla procedura farmacologica ha fatto seguito una revisione di cavità causa mancato o incompleto aborto. Anche in provincia di Trento la modalità di gestione dell’aborto farmacologico avviene in regime di day hospital. In prima giornata la donna rimane 4 ore; il terzo giorno – che corrisponde al secondo day hospital – la donna rimane 7 ore; il terzo day hospital viene effettuato a distanza di 15 giorni dal secondo accesso e la donna rimane 1 ora. Nel 2007 le IVG con questo metodo sono state 153. Secondo il Ministero però è necessario che l’uso della Ru486 avvenga solo nelle strutture ospedaliere.

* La RU486 ha ricevuto il via libera alla commercializzazione il 31 luglio 2009

http://canali.kataweb.it/salute-donna/2009/07/30/meno-aborti-e-piu-medici-obiettori-tutti-i-dati-sullIVG-in-italia/?printpage=undefined


Relazione annuale sull’interruzione volontaria di gravidanza

Ministerosalute.it
29 07 09

Confermata la tendenza storica alla diminuzione dell’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) in Italia: nel 2008 sono state effettuate 121.406 IVG (di cui circa 80 mila tra donne italiane), con un decremento del 4,1% rispetto al dato definitivo del 2007 (126.562 casi) e un decremento del 48,3% rispetto al 1982, anno in cui si è registrato il più alto ricorso all’IVG (234.801 casi). Questi alcuni dati della Relazione al Parlamento 2009 sull’IVG illustrata dal sottosegratario al Welfare, Eugenia Roccella. “Gli aborti in Italia continuano a diminuire, segno che la 194 funziona e quindi non c’è bisogno di modifiche legislative, anche se si deve sviluppare la parte dedicata alla prevenzione – spiega il sottosegretario – I tempi di attesa per l’IVG, inoltre, si sono ridotti ed il 58% delle donne che abortisce lo fa entro 14 giorni dal rilascio del certificato; questo vuol dire che il servizio nelle strutture pubbliche viene garantito”.
La tendenza alla diminuzione dell’IVG diventa ancor più evidente se si scorporano i dati relativi alle donne italiane rispetto a quelli delle straniere. Le cittadine straniere, oltre a presentare un tasso di abortività, peraltro diverso per nazionalità, stimato 3-4 volte maggiore di quanto attualmente risulta tra le italiane, hanno una diversa composizione socio-demografica, che muta nel tempo a seconda del peso delle diverse nazionalità, delle culture di provenienza, e dei differenti approcci alla contraccezione e all’IVG nei paesi di origine.
Il costante aumento degli aborti effettuati da donne straniere è dovuto anche al costante aumento della loro presenza nel Paese. Aumentano inoltre i ginecologi obiettori di coscienza, passando dal 58,7% del 2005 al 69,2% del 2006 fino a 70,5% del 2007. Percentuali superiori all’80% si osservano nel Lazio (85,6%) in Basilicata (84,1%) e in Campania (83,9%). La quasi totalità degli interventi avviene in day hospital con degenze inferiori ad 1 giorno (91.2% dei casi) e l’isterosuzione rappresenta la tecnica più utilizzata (86.2%), comportando rischi minori di complicanze per la salute della donna. Confronto tra Italia e altri Paesi europei Il panorama dei comportamenti relativi alla procreazione responsabile e all’IVG in Italia presenta sostanziali differenze da quelli di altri paesi occidentali e in particolare europei, nei quali l’aborto è stato legalizzato. Siamo in un paese a bassa natalità ma anche basso ricorso all’IVG – dunque l’aborto non è utilizzato come metodo contraccettivo – e insieme un paese con limitata diffusione della contraccezione chimica. Altri paesi (come Francia, Gran Bretagna e Svezia, ad es.) hanno tassi di abortività più elevati a fronte di una contraccezione chimica più diffusa, e di un’attenzione accentuata verso l’educazione alla procreazione responsabile. In generale, il tasso di abortività sembra collegarsi non soltanto ai classici fattori di prevenzione (educazione sessuale scolastica, educazione alla procreazione responsabile, diffusione dei metodi anticoncezionali, facilità di accesso alla contraccezione di emergenza), ma anche a fattori culturali più ampi, in parte da indagare, e che bisognerà mettere meglio a fuoco.

http://rete194.wordpress.com/2009/07/30/relazione-annuale-su-IVG-in-italia/Articolo apparso su www.zeroviolenzadonne.it