Sala Rossa in rosa, quando più e quando meno
Da quando le donne del nostro Paese hanno conseguito il diritto di voto, nel 1946, la Sala Rossa ha sempre avuto una componente femminile tra i propri consiglieri. Una presenza assolutamente sproporzionata rispetto al peso dell’elettorato femminile: l’altra metà del cielo non ha mai occupato più di un quarto dei banchi consiliari. E solitamente, molto meno.
Basta dare una rapida scorsa alle statistiche, premettendo che sono prese in considerazione le situazioni all’indomani delle varie elezioni, non tenendo conto delle modifiche successive per sostituzioni di consiglieri dovute a dimissioni o decesso.
Le prime elezioni comunali dopo la Liberazione (novembre 1946) vedono il 7.5% di donne tra gli eletti, sei sugli 80 seggi allora previsti. Nel 1951, un lieve calo: le elette sono 5, cifra confermata nel 1956. Per tre tornate elettorali (tra il 1960 e il 1970) le consigliere risultano ancora sei. Aumentano a nove nel 1975 (11% circa), arrivano a una decina cinque anni più tardi. Le elezioni del 1985 ne portano in Sala Rossa quattordici (17.5%), avviene lo stesso anche nel 1990.
Poi, la riforma del sistema elettorale negli Enti locali, oltre a prevedere l’elezione diretta del primo cittadino, porta a 50 (più il sindaco) i seggi disponibili. E così, nel 1993, il balzo: le dodici elette rappresentano il 24% del totale, cifra che scende di poco al giro successivo, 1997, con dieci seggi in rosa, il 20%.
Il 2001, vede il record sinora imbattuto, tredici elette: il 26% dei seggi disponibili. Nel 2006, però, brusco calo al 16%, con otto consigliere. Le elezioni del 15 e 16 maggio scorsi, con sette donne elette, hanno riportato la quota femminile al 17.5%. La cifra percentuale è aumentata, nonostante il calo numerico, solo perché la quantità di seggi attribuiti è stata ulteriormente ridotta a 40, più il sindaco. E’ utile precisare che il mandato amministrativo appena terminato (2006-2011) si era chiuso con 11 consigliere in Sala Rossa, il 22% del totale, al termine di una serie di sostituzioni di consiglieri dimissionari perché nominati assessori o eletti in altri organi di governo territoriale.
Infine, i sindaci donna: dal dopoguerra a oggi se ne sono registrate solo due, Maria Magnani Noya (tra il 1987 e il 1990) e Giovanna Cattaneo Incisa (dieci mesi, nel 1992). Meno del 10% rispetto ai diciannove primi cittadini dell’era repubblicana.
Nella foto: Fausta Giani e Vera Pagella, due fra le prime sei donne ad aver fatto parte del Consiglio comunale di Torino



